STORIA 17

Il mito della BB.  E non parliamo di Brigitte Bardot…

La storia della BB è una delle più affascinanti dell’epopea delle Rosse. E già perché quest’auto è indissolubilmente legata al suo incredibile motore “piatto”. Ma andiamo per gradi: la Ferrari in F1 è già passata da tempo al motore posteriore centrale e al 12 cilindri Boxer. Soluzioni raffinatissime che nel 1973 la casa di Maranello propone anche sulla produzione di serie per l’erede della celebre Daytona: la 365 GT4 BB dove le ultime due lettere stanno proprio per “Berlinetta Boxer”. Sono anni difficili per via della crisi petrolifera, ma la BB resiste a tutto, e le sue altissime prestazioni (supera i 300 orari) si sposano alla perfezione con la linea bassa e filante. Per realizzarla, la Ferrari oltre al 12 cilindri a V di 180 gradi, con basamento e testata in lega leggera (4400 cc da 380 Cv), mette a punto anche una soluzione raffinatissima, con il cambio sotto il motore, a fianco del carter dell’olio, e collegato con una serie di ingranaggi.

Le prestazioni sono impressionanti, mai una Ferrari stradale è andata così forte, ma la BB non rinuncia anche alle raffinatezze tipiche delle Ferrari più comode. La 365 GT4 BB rimane in produzione per tre anni (fino al 1976) e viene prodotta in poco meno di 400 esemplari.

Al Salone di Parigi del 1976, la Ferrari migliora ancora la BB: il motore diventa più potente, grazie all’aumento di cilindrata che ora arriva a 4900 cc e sviluppa 360 Cv. La lubrificazione diventa a carter secco. Fra le novità estetiche le due prese d’aria Naca dietro le porte, sulla parte bassa della carrozzeria, per migliorare il raffreddamento dei freni, quattro grandi fanalini posteriori tondi al posto dei sei precedenti. Oltre all’ aria condizionata, radio e vetri elettrici, qui ci sono anche personalissimi rivestimenti in pelle e tessuti Zegna. La macchina diventa ancora più veloce e viene schierata al via di importanti competizioni come la 24 Ore di Le Mans o la 24 Ore di Daytona, ma non riesce a cogliere piazzamenti significativi.

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